Violenza assistita. Come possono intervenire i Servizi sociali? (Parte II)

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Violenza assistita. Come possono intervenire i Servizi sociali? (Parte II)

Violenza assistita: solitudine, nascondimento, senso di allerta. Servizio sociale territoriale e lavoro d’èquipe. Prospettive future.

Violenza nascosta: forte impatto sui minorenni

La violenza assistita è dunque una forma di violenza che rischia di passare inosservata essendo spesso vissuta nella solitudine della propria camera.

Per i figli che assistono o vivono la violenza infatti è molto difficile svelarla. Tenderanno a nascondere ciò che succede tra le mura domestiche per diversi motivi quali: proteggere la madre, proteggere il padre violento o per la presenza di eventuali minacce, paura di provocare ulteriore violenza.

Tuttavia l’impatto che la violenza assistita può avere sui minori è di particolare rilevanza: può influire sulla socializzazione, oltre che avere un impatto fisico provocando stress, debolezza e senso di confusione che si ripercuote sull’apprendimento. Inoltre, può generarsi un senso di colpa legato alla situazione e la paura che genera uno stato persistente di allerta. [5]

«Offrire sostegno e protezione alle donne maltrattate fornirà automaticamente protezione ai figli»

Come può intervenire il Servizio Sociale Territoriale?

Il Servizio Sociale Territoriale è un elemento fondamentale nell’ambito dei maltrattamenti familiari e può diventare un momento fertile per far emergere una violenza taciuta.

Durante gli interventi bisogna tener ben presente che la violenza contro le donne e la violenza assistita «non sono due condizioni distinte e per questo occorre agire in modo integrato» [6]. La misura principale da adottare è quella di interrompere tempestivamente la violenza a cui il bambino assiste. Infatti, offrire sostegno e protezione alle donne maltrattate fornirà automaticamente protezione ai figli.

Un’importante valutazione dei Servizi Sociali deve esser effettuata per decidere se allontanare o meno un minorenne dal nucleo familiare. In questo contesto l’intervento da preferire è l’allontanamento del genitore maltrattante dal contesto abitativo, ove possibile. In questo modo si riduce la possibilità di provocare un ulteriore trauma al bambino.

Quando ciò non è possibile, l’assistente sociale con un lavoro d’équipe prevede l’allontanamento e l’inserimento della madre e dei figli in strutture protette o presso parenti o conoscenti.

Occorre quindi affermare con forza il diritto dei bambini/adolescenti di vivere in un ambiente familiare accogliente e che sappia rispondere alle loro esigenze educative e affettive.

Il Codice Deontologico degli Assistenti Sociali infatti nell’articolo 28 sancisce che: “L’assistente sociale si adopera per contrastare situazioni di violenza, trascuratezza, sfruttamento e oppressione nei confronti di persone di minore età o in condizioni di impedimento fisico, psicologico, di fragilità, anche quando esse appaiano consenzienti.” [7]

Prospettive future?

In una prospettiva futura, occorre superare il problema dell’eccessivo costo dei servizi che comporta l’esigenza del contenimento della spesa pubblica. Questo limite imposto genera numerosi problemi etici ma in modo particolare non permette una tutela reale del minorenne vittima di violenza.

Necessario è poi non smettere mai di denunciare l’assenza di servizi capaci di intercettare con interventi tempestivi casi di maltrattamento minorile. Questo è un problema presente in alcuni Paesi che mancano di servizi adeguati. Risulta inoltre fondamentale procedere ad un ampliamento legislativo.

 

FONTI

[5] «Save The Children,» 18 Novembre 2019. [Online]. Available: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/cos-e-la-violenza-assistita-e-quali-le-conseguenze-sui-bambini.

[6] CISMAI, «Proteggere i bambini nell'Italia che cambia,» Torino, 2013.

[7] Consiglio Nazionale Assistenti Sociali, «Codice Deontologico dell'Assistente Sociale,» 20092020.


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