Assistenti sociali senza frontiere: mutilazioni genitali femminili e necessità di intervento

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Assistenti sociali senza frontiere: mutilazioni genitali femminili e necessità di intervento

Mutilazioni genitali femminili: violazione di diritti, ragioni culturali e religiose. Educazione sessuale e campagne educative.

L’assistente sociale in contesti nazionali e internazionali

L’Assistente Sociale, nell’ambito delle mutilazioni genitali femminili, oltrepassa la nostra frontiera e si adopera per agire tempestivamente in contesti di impatto nazionale e internazionale, in modo da fornire gli strumenti necessari e ridurre i rischi connessi a tale pratica.

«È opportuno realizzare un approccio non giudicante, comprendendo il contatto con una cultura religiosa e sociale differente, al fine di valorizzare le gloriose ferite delle donne»

Contesto e definizione

Ad oggi, esistono circa 200 milioni di donne-bambine vittime di pratiche di mutilazioni genitali. Tale fenomeno è infatti ancora praticato in Paesi quali: Africa, Asia, America Latina, Indonesia, Malesia, India, nonché tramite i grandi flussi migratori anche in Europa.

Le Mutilazioni Genitali Femminili, condannate negli anni 80 dall’OMS, sono considerate «un problema di salute pubblica e primaria» [1]; le motivazioni alla base di tale pratica non hanno mai scopo terapeutico, ma sono legate a motivi religiosi, sociali e a un’idea di “purezza” ancora del tutto discriminante per la donna.

Cosa sono le Mutilazioni Genitali Femminili?

Le Mutilazioni Genitali Femminili, denominate anche circoncisione femminile, consistono in una «rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre modificazioni indotte agli organi genitali femminili, effettuate per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche» [2].

È dunque una pratica fortemente radicata all’interno delle culture che la praticano e segna il passaggio della donna dall’età infantile a quella adulta.

Conseguenze ed esigenze di intervento

Questa pratica ha conseguenze devastanti sul corpo femminile, prima tra tutte è il danno psicologico a cui si collegano inevitabilmente danni biologici tra cui: l’eccessivo sanguinamento o il dolore intenso che possono causare la morte.

Come possiamo immaginare, si verifica una violazione dei diritti fondamentali dell’essere umano, pensiamo al diritto alla salute per poi collegarci alla libertà personale di poter disporre e godere del proprio corpo senza alcuna coercizione fisica altrui e al diritto all’integrità fisica. Parliamo dunque di pratiche illegali e incostituzionali che in Italia dal 22 dicembre del 2005, costituiscono reato.

Fondamentale è stato l’intervento delle Convenzioni internazionali, in quanto hanno permesso a numerosi Paesi di realizzare un intervento legislativo interno capace di rispondere a tale fenomeno con l’applicazione di severe sanzioni.

Tuttavia sono pratiche completamente radicate nelle culture che le praticano e in cui è difficile per la donna avere approvazione o sostegno ad una eventuale ribellione. Questo comporta che le MGF sono spesso realizzate tramite i numerosi flussi migratori anche in Italia, illegalmente.

Mutilazioni Genitali Femminili in Italia: come intervenire?

Alla fine degli anni ’80 infatti, in vista dei numerosi flussi migratori, si è affermata la necessità di intervenire nel contesto italiano in cui vivono donne vittime di mutilazioni genitali femminili o bambine a rischio di tale pratica.

Occorre dunque prevedere la realizzazione di un intervento sociale multidisciplinare lì dove la legge non riesce da sola a limitarne la pratica, con campagne educative e di sensibilizzazione dell’argomento nelle scuole e la realizzazione di Piani Sociali che possano innescare un cambiamento culturale e un innalzamento della soglia di istruzione femminile e maschile oltre che la creazione di fondi volti alla loro protezione.

In particolar modo, infatti, in tali interventi bisogna considerare che si sta interagendo con culture e religioni differenti e soprattutto è fondamentale il coinvolgimento sia maschile che femminile in modo da fornire un’adeguata educazione sessuale e trovare anche delle alternative attuabili e accettabili socialmente.

Renteln infatti sostiene che «la cultura è così potente nel modo in cui forma le percezioni degli individui, che capire il modo di vivere nelle altre società dipende dal riuscire a vedere a fondo in ciò che si potrebbe chiamare la logica culturale interna». [3].

Le donne sottoposte a tale pratica hanno dunque delle proprie credenze, una propria religione o spesso non è stata mostrata loro un’alternativa e per questo è necessario intervenire senza giudizi morali valorizzando il loro vissuto.


Riferimenti

[1] M. Livio, «"Mutilazioni genitali femminili.",» Rivista scientifica di sicologia 2, 2003.

[2] i Ministri dell'istruzione, «S. E. N. T. I. T. I. "IL MINISTRO DELLA SALUTE."».

[3] Renteln, «A. International Human Rights: Universalism versus Relativism,» 1990 Londra.

 

 

 


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