La scuola riparte! Post-covid-19 e scuola diffusa

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La scuola riparte! Post-covid-19 e scuola diffusa

Ripartenza scolastica, post-covid-19. Assistenti sociali, comunità e scuola diffusa.

La ripartenza scolastica nella fase post covid

Il 14 settembre si torna a scuola! Presumibilmente i minorenni di ogni ordine e grado torneranno a occupare i banchi e a vivere la classe. In molte regioni italiane sono già stati riattivati i servizi 0-3 anni, i micro nidi, le sezioni primavera e i piccoli gruppi educativi.

Si parte grazie all’approvazione in Conferenza Stato-Regioni del Piano Scuola, documento tecnico, elaborato insieme al Comitato tecnico scientifico (CTS), in un complesso equilibrio tra sicurezza, in termini di contenimento del rischio di contagio, benessere socio emotivo di studenti e lavoratori della scuola, qualità dei contesti e dei processi di apprendimento e rispetto dei diritti costituzionali alla salute e all’istruzione.

«È necessario riconnettere la dimensione della scuola e dell’istruzione, con quella della famiglia, del lavoro e delle comunità locali, dell’ambiente e degli spazi aperti»

Nuove linee guida

Si riparte con l’avvio di tavoli regionali o territoriali interistituzionali presso gli Uffici Scolastici Regionali per attività di confronto e monitoraggio e con I’istituzione di Conferenze dei servizi, su iniziativa dell’Ente locale competente, finalizzate ad analizzare le criticità delle singole istituzioni scolastiche che insistono sullo specifico territorio, individuando modalità di intervento e soluzioni operative.

Si punta alla valorizzazione degli strumenti e delle forme di flessibilità derivanti dall’autonomia scolastica per il corretto svolgimento delle attività, sulla base delle quali, ad esempio, si potrà effettuare una riconfigurazione del gruppo classe in più gruppi di apprendimento.

Come potrebbe cambiare la didattica

Si sta pensando a un’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso, a una frequenza scolastica in turni differenziati. Per le scuole secondarie di II grado, un mix di attività didattica in presenza e, in via complementare, didattica digitale integrata.

All'aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari, nel rispetto della medesima offerta formativa garantita dall’istituzione scolastica, in generale a una diversa modulazione settimanale del tempo scuola.

Il tempo scuola dovrà confluire nel tempo del vivere comune, in un più ampio coordinamento dei tempi della città. Sarà fondamentale il raccordo tra gli Istituti scolastici e i Dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali, anche tramite la previsione di uno specifico referente medico per le attività scolastiche.

Riconnettere la scuola con la comunità

È necessario ripartire da una visione unitaria dell’Infanzia e dell’Adolescenza che riconnetta la dimensione della scuola e dell’istruzione, con quella della famiglia, del lavoro e delle comunità locali, dell’ambiente e degli spazi aperti. La scuola contribuisce in maniera significativa a rafforzare nei/nelle bambini/e, nei/nelle ragazzi/e il senso di appartenenza alla comunità.

Numerosi comitati di genitori si sono costituiti in tutta Italia per raccontare un modo differente di fare didattica, una scuola diffusa, più inclusiva, in grado di rispondore non solo all’emergenza sanitaria di questi mesi ma anche di rimettersi al centro della società e della vita dei bambini e delle bambine e dei ragazzi e delle ragazze.

Le linee guida, in tal senso prevedono la redazione di Patti educativi di comunità tra scuole, Enti locali, istituzioni pubbliche e private, realtà del Terzo settore per favorire la messa a disposizione di strutture e spazi alternativi per lo svolgimento delle attività didattiche e per lo svolgimento di attività integrative o alternative alla didattica.

E gli assistenti sociali?

Il titolo V del nostro nuovo Codice deontologico sancisce  che: «L’Assistente Sociale contribuisce a promuovere, sviluppare e sostenere politiche sociali integrate, finalizzate al miglioramento del benessere sociale e della qualità di vita dei membri della comunità, con particolare riferimento a coloro che sono maggiormente esposti a situazioni di fragilità, vulnerabilità o a rischio di emarginazione».

Come professionisti siamo la porta di accesso ai servizi socioassistenziali degli enti locali, occupiamo ruoli organizzativi nelle asl e nei distretti sociosanitari, siamo pionieri di buone pratiche nel terzo settore e in ogni caso siamo le antenne recettive dei bisogni di una comunità e soprattutto dei suoi componenti più vulnerabili.

Non possiamo che assurgere al ruolo di connettori tra il mondo della scuola e l’intera comunità educante, dobbiamo ripensare e dare vita nuova ai Piano sociali territoriali di zona che non possono che essere lo strumento guida di un cambiamento tanto annunciato.

L’esigenza di un piano straordinario per l’infanzia e l’adolescenza

È palese l’esigenza di ripartire da un piano straordinario per l’Infanzia e l’Adolescenza che, in maniera organica, tenga conto della necessità di dedicare maggiori risorse finanziarie, umane e strumentali al mondo scolastico e agli enti locali attuatori delle politiche per la famiglia per l’Infanzia e l’Adolescenza.

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