Assistenti Sociali, minorenni e fase post-covid-19

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Assistenti Sociali, minorenni e fase post-covid-19

Ripartire da quanto sperimentato nella fase 1, promuovere nuovi modelli didattici e pedagogici. Il terzo settore avamposto rispetto ai futuri scenari scolastici.

La ripartenza dei servizi socio-educativi per minorenni

È il momento della responsabilità e del coraggio. I servizi per l’infanzia stanno ripartendo ma si è in attesa di protocolli operativi che garantiscano il necessario bilanciamento tra diritto alla salute e diritto alla socializzazione, all’istruzione e alla formazione.

L’intera comunità educante sta lavorando alacremente per ripartire in sicurezza. Le crisi possono essere foriere di piccole e grandi rivoluzioni. Questa ripartenza può essere l’occasione per ripensare coraggiosamente e responsabilmente ai nostri servizi socioeducativi. Il Terzo settore, con la ripartenza dei centri socioeducativi, sta andando in “avanscoperta” rispetto a quanto dovrà fare la Scuola a settembre. 

«L’intera questione della ri-programmazione delle politiche socioassistenziali coinvolge ancora più direttamente la categoria degli Assistenti Sociali»

Le regioni ripartono 

A macchia di leopardo, in tutta Italia, con decorrenza dal 4 maggio, secondo le disposizioni regionali, tutte le strutture (residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali, domiciliari sanitarie, sociosanitarie, socioassistenziali pubbliche, private accreditate, autorizzate all’esercizio o al funzionamento) possono riattivare i propri servizi, nel rispetto puntuale delle prescrizioni sociosanitarie fornite. Queste disposizioni riguardano prevalentemente il distanziamento sociale e la gestione degli spazi, l’utilizzo dei dispositivi e i protocolli di sanificazione. 

I gestori dei centri socioeducativi per minorenni stanno provando a ripartire con l’attività in presenza. Tuttavia il quadro generale risulta piuttosto eterogeneo sia perché le strutture hanno caratteristiche e spazi spesso molto diversi ma anche perché questa ripartenza dipende dalla efficace collaborazione tra gli ambiti territoriali (soggetti a autorizzatori e controllori) e gli enti gestori. Molti centri diurni riprenderanno fattivamente le proprie attività man mano, nel corso del mese di giugno. 

Sperimentare nuovi modelli didattici e socio-pedagogici 

Al Terzo settore spetta il valoroso compito di sperimentare e portare a fattor comune, per la successiva sistematizzazione, modelli pedagogici e didattici di intervento lanciati nella fase 1 o da costruire nell’immediato futuro. La Scuola dovrà guardare a queste esperienze come ad un grande tesoro, in vista del prossimo settembre.

Partiamo da quello che è stato: la didattica a distanza, ha permesso di garantire, in alcuni casi, la continuità educativa e relazionale di percorsi che non potevano essere interrotti. Ha permesso di far arrivare nelle mura domestiche stimoli, occasioni di socializzazione, vicinanza affettiva e un senso di sollievo in molti casi.

Ci ha insegnato anche che c’è ancora molto da fare rispetto al digital device, l’accesso alla rete, l’assenza di strumentazione informatica. Non sono fattori da sottovalutare e ineluttabilmente ci riportano alla tematica delle povertà educative, come impossibilità di accesso alle risorse. Tuttavia in un sistema didattico “multi-canale” quanto sperimentato tornerebbe assai utile. 

Buone prassi da incoraggiare e promuovere 

Cosa è possibile fare per ripartire “in presenza” operando un’efficace azione di bilanciamento tra diritto alla salute e diritto al gioco/studio/socializzazione del minorenne? Certamente lavorare in piccoli gruppi, preferendo la distribuzione, ove possibile in spazi diversi, piuttosto che scegliere un sistema di turnazioni in presenza/a distanza che mal si concilierebbe con una didattica funzionale e con il diritto alla piena socializzazione. 

Favorire le attività outdoor, in giardino, nei parchi, nei boschi, in campagna e preferire le attività laboratoriali, anche pratiche. Prediligere il team working, scegliendo di lavorare nello spazio con l’adulto/educatore di riferimento al centro e i minorenni in cerchio intorno, a debita distanza. Preferire alla quantità del tempo della didattica e delle attività, la qualità del tempo, ricorrendo ove necessario a delle contrazioni.

In termini di politiche di edilizia scolastica e sociale sarebbe il caso di ripensare agli spazi. In molti altri Paesi del Nord Europa, ad esempio, la possibilità di ripartire in anticipo è dipesa dalla presenza di spazi grandi e aperti, a disposizione dell’attività didattica. 

E gli Assistenti sociali? 

Il titolo V del nostro nuovo Codice Deontologico sancisce  che «L’Assistente Sociale contribuisce a promuovere, sviluppare e sostenere politiche sociali integrate, finalizzate al miglioramento del benessere sociale e della qualità di vita dei membri della comunità, con particolare riferimento a coloro che sono maggiormente esposti a situazioni di fragilità, vulnerabilità o a rischio di emarginazione». 

L’intera questione della ri-programmazione delle politiche socioassistenziali e dei servizi coinvolge ancora più direttamente la nostra categoria professionale. La necessità di costituire dei tavoli tecnici multidisciplinari per promuovere la produzione di dettagliati protocolli, indispensabili in questa fase di riavvio.

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