Minori stranieri non accompagnati: situazione sociale e giuridica - PARTE II

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Minori stranieri non accompagnati: situazione sociale e giuridica - PARTE II

Rieducazione e approccio sistemico-relazionale. Problemi di disadattamento, condotte devianti, desocializzazione, carcere: rete di supporto.

Rieducazione dei minori nomadi

Spesso gli ideali culturali delle reti a cui i minori appartengono promuovono le attività illecite che addirittura in alcuni casi sono considerate come una fase di transizione verso l’età adulta e il raggiungimento della maturità. Nel caso di minori nomadi, si riscontrano maggiori difficoltà nella risocializzazione, poiché non c’è l’appoggio del gruppo di appartenenza e dunque i piccoli cambiamenti positivi raggiunti potrebbero essere disfatti in poco tempo.

Per favorire il percorso rieducativo del minore nomade quindi sarebbe necessario intervenire anche sulla rete adottando un approccio sistemico relazionale, in modo da intervenire sui processi comunicativi del sistema di relazioni e apportare un cambiamento partendo dalla radice del problema.

Bisogna però considerare che nella maggior parte dei casi è di estrema complessità scardinare i principi di una cultura, qualsiasi intervento volto alla rieducazione del minore potrebbe essere interpretato come un atto di etnocentrismo, quindi si riuscirebbe ad ottenere solo un'adesione strumentale alle proposte rieducative in modo da ottenere vantaggi processuali.

«L’intervento del Servizio Sociale e la predisposizione di un progetto rieducativo sono ostacolati [...]»

Le conseguenze dei problemi di inserimento sociale

Nonostante il percorso di inserimento sociale previsto possono verificarsi dei problemi legati a vari fattori. Principalmente l’assenza di un nucleo familiare a cui poter far riferimento provoca problemi di disadattamento, termine che indica le difficoltà che il minore ha nel comunicare con se stesso e con gli altri, ciò non favorisce la strutturazione di un “io” individuale e sociale adeguato, addirittura si potrebbe sviluppare un atteggiamento lesivo di sé.

Il minore straniero ha maggiori difficoltà nell’instaurare dei nuovi legami, soprattutto con il gruppo dei pari. Spesso può essere soggetto a meccanismi di marginalizzazione poiché considerato “diverso”, in un’accezione negativa, a causa delle sue origini straniere e della sua situazione familiare instabile. Il basso livello di scolarizzazione, le difficoltà di inserimento nel gruppo dei pari e l’estrema povertà possono indurre ad intraprendere condotte devianti.

In caso di reato da parte di minori stranieri o nomadi la misura adottata è prevalentemente la detenzione in carcere. Si ricorre alla limitazione della libertà e non vengono adottate misure alternative poiché ci sono varie difficoltà e poche risorse a disposizione.

Le difficoltà del servizio sociale

L’intervento del Servizio Sociale e la predisposizione di un progetto rieducativo sono ostacolati principalmente dall’impossibilità di reperire o anche coinvolgere la famiglia di origine, per questo non c’è la possibilità di creare una rete di supporto per il percorso rieducativo del minore.

Inoltre il contatto della famiglia di origine, nel caso dei minori stranieri non accompagnati, sarebbe di fondamentale importanza anche per comprendere la cultura a cui il minore ha fatto riferimento per una parte della sua infanzia e che ancora lo influenza.

Un altro problema di grande rilievo è legato al fatto che questi minori non hanno la documentazione adeguata, quindi anche in caso di adozione di misure alternative, come ad esempio la Messa alla Prova, ci sarebbero difficoltà per l’accesso a corsi di formazione o percorsi lavorativi.

In conclusione nonostante all’interno del nostro ordinamento si cerchi di equiparare del tutto lo straniero al cittadino italiano, in alcuni casi questo non è possibile dal punto di vista pratico per via di vari ostacoli. L’augurio è quello di riuscire a trovare nuovi modi per prevenire i problemi di disadattamento sociale che inducono i giovani stranieri ad adottare condotte devianti e soprattutto riuscire a trovare risorse per favorire l’applicazione di misure alternative alla detenzione, poiché in alcuni casi il contatto con l’ambiente carcerario potrebbe portare ad una totale desocializzazione.


Se sei interessato a raccontare la tua esperienza o le tue riflessioni di assistente sociale siamo lieti di pubblicare un tuo articolo sul nostro blog. Per maggiori informazioni contatta la dott.ssa Serena Vitale (redazioneblog@progettofamiglia.org)
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