Helping profession in sanità al tempo del Covid

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Helping profession in sanità al tempo del Covid

Work Engagement e Coping attivo per vincere lo stress e il burn-out.

Pandemia e bad news

Ormai da due anni il mondo sanitario si trova a fronteggiare una realtà difficile legata all’emergenza indotta dalla pandemia da Covid-19. Questa atipica situazione ha imposto, a quanti impegnati in ambito ospedaliero a diretto contatto con il virus, di espletare le proprie mansioni sotto la spinta di  forti pressioni fisiche, proprie di turni prolungati e laboriosi con l’impiego, peraltro, di dispositivi di protezione disagevoli; emotive e psicologiche, legate all’ansia per la gestione di protocolli di intervento in continua evoluzione, nonché per l’inusuale quantità di “bad news”( Bukman, 1987) da comunicare ai pazienti stessi e ai familiari e, non ultima, l’enorme preoccupazione per la propria incolumità.

«Appare chiara l’importanza di elaborare strategie di protezione e di supporto proprio per coloro ai quali è deputata la cura e l’assistenza»

Efficienza ed inefficienza

L’impatto di questo quadro emergenziale se da un lato, come è noto, ha acuito le numerose inefficienze e negligenze di un sistema sanitario già di per sé compromesso, per contro ha nettamente impattato in termini positivi e propositivi sul progressivo disinvestimento relazionale che da tempo offusca i nostri servizi di cura.

Il dover affrontare, infatti, da parte del personale un problema particolarmente complesso, il tentativo di adattarsi ad una situazione difficile, la percezione della propria inadeguatezza, hanno comportato l’attivazione di meccanismi di risposta ben al di là del distanziamento imposto per il contenimento del contagi.

Il confronto quotidiano e reiterato con la sofferenza fisica e psicologica, il senso di abbandono, la paura di quanti ricoverati in reparti Covid, così come il dover assumere il ruolo di mediatori proprio con quei familiari, da sempre considerati troppo invadenti, divenuti ora persone da supportare e consolare, ha fatto riscoprire l’aspetto relazionale ed empatico della professione e l’importanza di fare squadra, di lavorare in team, aspetti che, troppe volte, e per troppo tempo, si erano assopiti, sopraffatti da una quotidianità professionale routinaria.

Effetti a lungo termine

Ecco allora che a due anni dall’inizio della pandemia quanti hanno profuso il loro impegno in questa direzione, oggi sperimentano una perdita di energia, si sentono svuotati e sfiniti, con risorse emozionali consumate e, mai come in questo momento, appare chiara l’importanza di elaborare strategie di protezione e di supporto proprio per coloro ai quali è deputata la cura e l’assistenza.

Non a caso, infatti, i dati e gli studi sul fenomeno, evidenziano quanto gli operatori sanitari siano diventati tra le categorie professionali più esposte allo stress lavorativo, in quanto definite higth-touch, a contatto continuo, (Maslach e Leiter (1997) tanto che la rivista scientifica internazionale Lancet ha divulgato diversi studi che si sono occupati proprio di questo fenomeno.

Si pone allora l’esigenza di infondere nuova linfa a quanti hanno esaurito le loro risorse relazionali ed empatiche, e fondamentale è il contenimento dello stress che in questa fattispecie assume una natura multi-determinata, seppur indiscutibilmente collegata al modo con cui ogni operatore percepisce e rappresenta il proprio contesto di lavoro.

Piano di sviluppo e obiettivi professionali

Molte in proposito le iniziative di supporto, tra cui numeri verdi o ambulatori specialistici dedicati al sostegno dei professionisti della cura coinvolti nell’emergenza, ma, forse, la risposta più efficace potrebbe essere il rilancio del Work Engagement (WE) associato al lavoro di èquipe.

Non serve inventare nuovi modelli e approcci, bensì valorizzare e sistematizzare una risposta che il sistema ha già spontaneamente messo in campo, usandola come strategia per interventi mirati e pensati a misura dei bisogni del team di lavoro.

Risulta particolarmente importante lavorare in questa direzione poiché è evidente che non possiamo parlare più di emergenza, bensì di un vero e proprio riassetto dei sistemi di cura, che richiede attenzione e capacità di individuare e definire un piano di sviluppo e l’attuazione di azioni e comportamenti finalizzati al raggiungimento di obiettivi professionali etici, realistici, concreti e misurabili, anche in un contesto alterato come quello che stiamo vivendo. 

Accrescimento e consapevolezza dello stress

Promuovendo l’accrescimento della consapevolezza dello stress, i vantaggi gestionali e funzionali che ne derivano, il rinforzo di comportamenti positivi per la comprensione e la gestione delle emozioni ad esso correlato, lo stress assume la valenza di opportunità e, pertanto, diventa motore motivazionale di cambiamento della struttura così come dei processi del lavoro.

Inoltre, stimolando modelli mentali in grado di promuovere e attuare strategie di coping attivo, diventa altresì possibile sostenere la riorganizzazione delle personali risposte allo stress individuale e dell’organizzazione, in grado di incidere concretamente sui fattori di rischio stress-correlati, salvaguardando forse l’unica “positività” che vale la pena non contrastare.

Fonti: 

-M.E. Campus, C. Forresi, L. Tronci, “Stress e burnout nelle professioni sanitarie”, ebookecm.it

-M. Agrusta, L. Indelicato, M. Lastretti, G. Caggiano, “Stress e burnout ai tempi del Covid 19”, JAMD 2020 | VOL. 23 |N° 3 


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