Finalmente Diritti! La Camera ha approvato i LivEAS

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Finalmente Diritti! La Camera ha approvato i LivEAS

Livelli essenziali dell’Assistenza Sociale e diritti costituzionalmente tutelati. Erogazione delle prestazioni, persone vulnerabili e bisogni essenziali. Distanziamento sociale e cura delle persone.

Servizi sociali: diritti costituzionali e servizi pubblici essenziali

Da venerdì 3 luglio, i LivEAS, Livelli Essenziali di Assistenza Sociale, previsti al comma 4 dell’art 22 della legge 328/2000 (la cosiddetta Legge Turco), dopo 20 anni, sembrano poter essere finalmente riconosciuti grazie all’Emendamento 89.1 al Decreto Rilancio presentato da Lisa Noja e Elena Carnevali e condiviso dalla senatrice Annamaria Parente e approvato dalla Camera dei deputati.

Ma cosa sono questi LivEAS? Sono servizi pubblici essenziali che assicurano diritti costituzionalmente tutelati, che non possono mai essere interrotti, come purtroppo è spesso avvenuto durante il lockdown di questa emergenza Covid-19. Le Regioni e le province autonome d’ora in avanti dovranno approntare un piano specifico per le emergenze e adottare, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del suddetto emendamento, un piano per garantire l'accesso e la continuità dei servizi socio-assistenziali anche in caso di emergenza, tenendo conto delle specifiche esigenze individuali.

Questi livelli essenziali garantirebbero un sistema di prestazioni e servizi sociali idonei a garantire, alle persone ed alle famiglie, qualità della vita e cittadinanza sociale, nonché pari opportunità e tutela ai soggetti più deboli. I LivEAS comprenderebbero l'erogazione di prestazioni quali: servizio sociale professionale e segretariato sociale per informazione e consulenza al singolo e ai nuclei familiari; servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza personali e familiari; assistenza domiciliare; strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali; centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario.

«I LivEAS sono servizi pubblici essenziali che assicurano diritti costituzionalmente tutelati, che non possono mai essere interrotti, come purtroppo è spesso avvenuto» 

Per non lasciare indietro nessuno

Il COVID 19 ha puntato i riflettori su problemi che avevamo accantonato e su ciò che era già lampante: le prestazioni appena citate sono diritti esigibili, si tratta quindi di servizi che debbono essere obbligatoriamente realizzati in ciascun territorio. Per non lasciare indietro nessuno. Perché non dovrebbe accadere mai più che le persone più fragili siano lasciate sole e senza assistenza. I bisogni quotidiani delle persone più vulnerabili non svaniscono nei periodi di emergenza, ma aumentano.

Le persone vulnerabili (minori, disabili, anziani, donne in stato di gravidanza, genitori soli con figli, chi vive in condizioni di violenza e solitudine, i senza fissa dimora…) sono persone portatrici di esigenze particolari e sono soggetti potenzialmente in condizione di sofferenza e di poter subire un danno a causa di un diritto leso (il termine “vulnus” fa riferimento ad una lesione di un diritto). La Pandemia, come ha ben espresso Gazzi, presidente del Cnoas, non è stata democratica: chi era più in difficoltà in questi mesi lo è stato ancora di più. Per chi ha bisogno,ogni giorno può essere un’emergenza, non si può non tenerne conto. Gli ultimi devono diventare i primi pensieri di chi gestisce le emergenze. 

Dare voce a chi non ha voce

Mentre molti di noi si preoccupavano di non trovare il lievito o la farina, molti altri dovevano fare i conti con genitori trascuranti e maltrattanti ancor più perché senza lavoro, con il proprio marito violento forse più nervoso del solito, con il proprio figlio disabile che trascorreva tutto il giorno in casa, con la solitudine “mortale” che molti anziani soli hanno avuto come compagna di pandemia. E mentre i supermercati cercavano di soddisfare i bisogni di noi che ci accingevamo a cucinare dolci e a fare il pane in casa, chi soddisfaceva quei bisogni essenziali di molte persone?

Occorre dar voce a chi non ha voce! Occorre un welfare capace di ridurre il distanziamento sociale. Perché se è accettabile, seppur faticoso, il distanziamento fisico, quello sociale è inaccettabile. Per ridurlo occorre prendere in carico, in maniera personalizzata, le tante persone che credendo di metterle al sicuro sono rimaste sole.

La salute, sul territorio, non è solo legata ad un problema sanitario; garantire la salute significa prendersi cura delle persone, dei loro bisogni e delle loro relazioni. Il disagio non si può accantonare, né cancellare, ma va curato giorno per giorno. Le persone vanno curate in tutte le loro dimensioni, sanitarie, sociali, relazionali. Che i LIVEAS diventino la possibilità di un TO CARE che vede, ascolta e accoglie i più vulnerabili attraverso progetti personalizzati, che curino le relazioni e che includano e non escludano!

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