La comunicazione non verbale

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La comunicazione non verbale

Linguaggio del corpo, empatia, connessione d'animo: la comunicazione oltre le parole. Dal libro "Occhio al corpo! I segreti della comunicazione non verbale", di Marco Giordano e Serena Vitale.

La comunicazione non verbale, meglio conosciuta come "linguaggio del corpo", può dirci più di tante parole. Il libro “Occhio al corpo! I segreti della comunicazione non verbale”, recentemente pubblicato da Marco Giordano e Serena Vitale, in collaborazione con il "Centro Studi - Progetto Famiglia", pone l'attenzione su quest'argomento ed indica come imparare a decifrare i segnali che manda il corpo durante la comunicazione; segnali che possono svelare più di quanto s’immagina.

Il corpo non mente!

Quante volte ci sarà capitato di ascoltare un discorso, una sequenza di parole e di aver tratto delle conclusioni in base a quanto appreso. Tuttavia, se ci fossimo soffermati sui movimenti e sulle espressioni del viso, talvolta involontarie, avremmo potuto capirne molto di più. 

Il corpo, infatti, può “tradire” le parole. Quando si compie un'affermazione, magari mentendo, quest'ultimo è in grado di trasmettere segnali che smentiscono quel che si pronuncia: ciò può avvenire tramite la postura, movimenti ripetitivi, espressioni facciali o anche tramite l’aumento del battito cardiaco e della respirazione. Attraverso questi segnali si ha, per fare un esempio, la possibilità di meglio comprendere se la persona con la quale ci si interfaccia è felice di vederci o meno, se la nostra opinione è condivisa oppure no, e così via. 

Senza dubbio, imparare a riconoscere i gesti della comunicazione non verbale può aiutare ad evitare equivoci e situazioni imbarazzanti.

«Le azioni, le emozioni e i pensieri degli altri non ci sono indifferenti, anzi suscitano in noi una precisa attività cerebrale, che ci predispone “sentire” quello che loro sentono.»[1]

 

Empatia e connessione emotiva

L’elemento essenziale alla base di una stabile e sincera comunicazione è l’empatia. Si tratta della capacità d'immedesimarsi nei pensieri e nelle parole dell'altro, mostrando lui interesse. La connessione emotiva, infatti, aiuta a comprendere fino in fondo quello che il corpo comunica, oltre le parole. Di conseguenza, anche un sorriso, se veramente sincero, può fare la differenza in una conversazione.

Nel caso di un legame forte, questa stabilità può portare all'instaurarsi del “contatto d’anima” (meglio conosciuto  con il termine “telepatia”), ovvero un legame così solido da consentire di divenire, dal punto di vista emotivo e mentale, quasi un tutt’uno con l’altro. È  un’unione di energie, pensieri e sentimenti.

Pensiamo a quando siamo in presenza di una persona che piange e ci sentiamo pervasi da un senso di tristezza; o a quando, in presenza di una persona felice, gioiamo con essa. In noi si attivano gli stessi sentimenti e le stesse emozioni. Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Parma, tra gli anni '80 e '90 del secolo scorso, ha inoltre dimostrato la presenza dei cosiddetti "neuroni specchio" che, involontariamente, si attivano quando un individuo osserva nell'altro la medesima azione che sta compiendo.

Insomma, tali processi dimostrano come il cervello umano sia predisposto all’empatia, alla percezione dei gesti involontari del corpo e alla comunicazione non verbale.


Note:

[1] Giordano Marco, Vitale Serena, Occhio al corpo! I segreti della comunicazione non verbale, 2021, p.77


Se sei interessato a raccontare la tua esperienza o le tue riflessioni di assistente sociale siamo lieti di pubblicare un tuo articolo sul nostro blog. Per maggiori informazioni contatta la dott.ssa Serena Vitale (redazioneblog@progettofamiglia.org)
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