Vitamin Model e benessere lavorativo dell’Assistente Sociale

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Vitamin Model e benessere lavorativo dell’Assistente Sociale

Benessere Lavorativo, psicologia del lavoro e Vitamin Model. Assistenti sociali, clima organizzativo e prevenzione di stress, burnout e mobbing.

Come il lavoro influisce sulla vita dell’individuo? 

Il lavoro gioca un ruolo assai rilevante nelle vite delle singole persone. È lo “strumento” per sviluppare la propria identità professionale, cioè la rappresentazione di sé rispetto al proprio ruolo lavorativo e al proprio posto nella società. Non si tratta solo di retribuzione. 

Il Vitamin model può aiutare gli Assistenti Sociali a migliorare le condizioni lavorative all’interno delle organizzazioni, senza dimenticare quegli aspetti cognitivi ed emotivi dell’individuo che, se trascurati, possono portare a dei veri e proprio rischi psicofisici: stress, burnout, mobbing.

«L’Assistente Sociale è un lavoro "high-touch" (ad alto contatto) che lo pone continuamente a contatto con la vulnerabilità e la sofferenza delle persone»

Vita e lavoro di un individuo 

Buona parte della giornata e, quindi, della vita di ciascun individuo sono dedicate all’attività lavorativa. È dunque auspicabile che essa sia gratificante.

Il lavoro non è solo un fatto privato, ma mette l’uomo a confronto con altri sistemi, con altre persone, incidendo sulle sue relazioni sociali, sulla sua identità, sul suo senso di autoefficacia… Insomma sul suo benessere personale e lavorativo. 

Il Benessere dei lavoratori 

Warr ha elaborato un modello – detto Vitamin –  relativo ai due ordini di fattori che possono determinare il benessere dei lavoratori. Il primo gruppo di fattori include la retribuzione, la sicurezza e lo status sociale e concorre unicamente al mantenimento dei livelli di benessere.

Il secondo ordine di fattori riguarda, invece, il contenuto del lavoro e la possibilità di crescita e di apprendimento nello svolgimento della propria mansione. Questo fattore è l’unico in grado di incidere in senso positivo sull’aumento dei livelli di benessere individuali.

Insomma, il benessere dei lavoratori non è influenzato solo da fattori retributivi ma anche e soprattutto da aspetti legati alle condizioni di lavoro e al microclima sociale. 

La psicologia del lavoro 

La psicologia ha progressivamente riconosciuto al contesto organizzativo un ruolo centrale nel definire lo stato di agio e di benessere delle persone. Nasce, così, la psicologia del lavoro che si prefigge di studiare le condizioni lavorative dell’uomo dal punto di vista psicologico, migliorandone le qualità all’interno delle organizzazioni.

Nel dettaglio, la psicologia del lavoro si occupa di rapporti all’interno di un gruppo di lavoro, dei rapporti tra gruppi, della struttura organizzativa di un’azienda, del sistema di regole e del sistema di direzione.

Il suo scopo è motivare i soggetti affinché siano più produttivi, rispettandone la dignità, la salute fisica e psichica e le capacità, nell’interesse del singolo lavoratore e delle aziende.

I costi psicologici dell’aiutare

Ma quali sono i rischi psicosociali connessi al lavoro e i loro costi. Essi derivano principalmente dall’interazione tra il lavoratore e il lavoro che svolge. In particolare riguardano l’organizzazione, la gestione e il contenuto del lavoro, nonché le condizioni dell’ambiente.

Questa categoria di rischi provoca tre principali effetti sulla salute psichica e fisica: stress; burnout; mobbing.

Assistente Sociale: lavoro ad “alto contatto” psicologico

I tre rischi di disagio causati dal lavoro sono fortemente presenti nello specifico professionale degli Assistenti Sociali. Questo perché si tratta di un lavoro “high-touch” (ad alto contatto) per il suo mandato specifico, che lo pone continuamente a stretto contatto con persone vulnerabili, portatrici di sofferenze e di multi-problematicità.

Se sei interessato a raccontare la tua esperienza o le tue riflessioni di assistente sociale siamo lieti di pubblicare un tuo articolo sul nostro blog. Per maggiori informazioni contatta la dott.ssa Serena Vitale (redazioneblog@progettofamiglia.org)
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