Servizio Sociale e terza età: come avviene il contatto tra persona e servizio?

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Servizio Sociale e terza età: come avviene il contatto tra persona e servizio?

L’incontro come dimensione di aiuto. Differenze nelle modalità di accesso e Segretariato Sociale. Importanza dell’équipe multidimensionale e Piano Assistenziale Individualizzato (PAI).

Perché avviene il contatto tra anziani e Servizio Sociale? 

Il contatto tra persona anziana e Servizio Sociale si pone come punto focale di un rapporto, molto spesso, complicato all’interno della società. Da un lato abbiamo professionisti che si occupano di mantenere e promuovere lo sviluppo del benessere nella comunità e, dall’altra. persone che presentano dei bisogni e delle risorse. Occorre dunque rendere l’incontro “produttivo” sia dal punto di vista individuale sia da quello sociale, in quanto accresce lo stato di benessere, in una prospettiva micro, della rete, della persona anziana e, in prospettiva macro, della comunità.  

«Il primo elemento fondamentale da cui scaturisce il contatto tra il servizio e l’anziano è la presenza di un bisogno» 

Da dove si inizia? 

Il primo elemento fondamentale da cui scaturisce il contatto tra il servizio e l’anziano è la presenza di un bisogno. Quest’ultimo rappresenta, nella visione attuale della società, il momento in cui si rende necessario chiedere aiuto. 

Le modalità di avvicinamento al servizio possono essere di quattro tipologie1:  

  • domanda spontanea: essa rappresenta la situazione in cui la persona si rende conto, in maniera autonoma, di presentare un bisogno a cui non riesce a provvedere da solo; 
  • obbligo di intervento: quando sono presenti situazioni gravissime che richiedono l’intervento immediato del Servizio; 
  • ingresso tramite intermediari: rappresenta la situazione in cui la persona è sollecitata da parenti e/o amici a rivolgersi ai Servizi;  
  • segnalazione di terzi: può consistere in una segnalazione anonima al Servizio di riferimento oppure in una segnalazione da parte delle autorità. 

Il Segretariato Sociale come primo luogo di accesso ai servizi 

Il Segretariato Sociale viene indicato nella legge 328/2000 all’art. 22 comma 4a come un “LIVEAS”, ovvero un livello essenziale che deve essere garantito su tutto il territorio nazionale. Esso si occupa di informazione, orientamento e consulenza, ed è una funzione del servizio sociale professionale che si trova all’interno del Comune. 

Una soluzione che molti Comuni italiani hanno adottato è quella del Punto Unico di Accesso (PUA) che però non si sono diffusi a livello nazionale in quanto non sono previsti dalla norma. Essi si occupano quindi di informazione e consulenza ma anche della risoluzione di problemi semplici.  

Nel Segretariato Sociale avviene quindi un processo di prima scrematura, in quanto, l’anziano, dopo essere stato ascoltato all’interno di un colloquio, viene indirizzato al servizio più adeguato alle sue esigenze. 

Durante il colloquio si cerca di instaurare un ponte comunicativo con la persona al fine di metterla a proprio agio e costruire insieme la relazione di aiuto. 

L’importanza dell’Unità di Valutazione Multidimensionale  

L’Unità di Valutazione Multidimensionale, definita anche Unità di Valutazione Geriatrica, venne introdotta in Italia il 30 gennaio 1992 attraverso il progetto obiettivo per la Tutela della salute degli anziani. L’Unità deve essere composta almeno da un medico geriatra, un infermiere e un assistente sociale

Essa possiede diverse funzioni quali, in primis, l’analisi e lo studio dei bisogni e delle esigenze della persona anziana. Per questo si pone anche come “soglia” da attraversare per accedere ai servizi domiciliari, residenziali e semiresidenziali.  

Si presenta quindi come crocevia di tutto quel processo di integrazione sociosanitaria che si sta cercando di portare avanti attraverso varie misure e leggi, aventi l’obiettivo di rispondere in maniera unitaria ai bisogni dell’anziano.  

Che cos’è il Piano Assistenziale Individualizzato? 

Il Piano Assistenziale individualizzato (PAI) rappresenta lo strumento attraverso il quale i componenti dell’UVM elencano i bisogni della persona, gli obiettivi da raggiungere in un determinato tempo e la valutazione periodica dei risultati. Esso viene utilizzato per l’attivazione di servizi domiciliari, semiresidenziali e residenziali.  

Alla sua stesura partecipano, laddove possibile, anche altre figure professionali quali l’educatore, il fisioterapista, lo psicologo e lo psichiatra. Esso viene rivisto ogni qualvolta ci sia un miglioramento, un peggioramento della situazione o dei mutamenti.  

Presenta però delle complessità quali il limite di spesa, l’appropriatezza degli interventi e l’attenzione gli aspetti concreti della vita dell’anziano.  

Per questo motivo si presenta come uno strumento di non semplice costruzione ma di fondamentale importanza per costruire, in ogni momento, una visione concreta della situazione.  


Se sei interessato a raccontare la tua esperienza o le tue riflessioni di assistente sociale siamo lieti di pubblicare un tuo articolo sul nostro blog. Per maggiori informazioni contatta la dott.ssa Serena Vitale (redazioneblog@progettofamiglia.org)
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