Istituita la Commissione Parlamentare di Inchiesta sull'affido dei minorenni

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Istituita la Commissione Parlamentare di Inchiesta sull'affido dei minorenni

Composizione e compiti della Commissione e sistema italiano di tutela minorile. Rilancio dell’impegno istituzionale e rischio di caccia alle streghe. Sostegno alle famiglie e sfida educativa.

Composizione e compiti della Commissione 

Salutiamo positivamente l’approvazione, in via definitiva, avvenuta lo scorso 21 luglio alla Camera, della legge di istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse all’affidamento familiare e alle comunità che accolgono minorenni. La Commissione sarà composta da una quarantina di senatori e deputati, di diversi colori e schieramenti, e avrà il compito di verificare il funzionamento del sistema italiano di tutela del diritto dei bambini e dei ragazzi a crescere in famiglia.

Molti sono gli ambiti sui quali la Commissione accenderà i riflettori: lo stato e l’andamento degli affidatari e delle comunità, le condizioni effettive dei minorenni affidati, il rispetto del principio della temporaneità delle accoglienze, il numero e l’esito dei provvedimenti emessi dai Tribunali per i minorenni, il rispetto delle norme inerenti alla nomina di giudici onorari privi di conflitti di interesse, le modalità operative dei servizi sociali, l’utilizzo delle risorse destinate alle comunità, l’adeguatezza complessiva delle norme in materia.

«La principale prevenzione degli allontanamenti si fa sostenendo i genitori nella sempre più difficile avventura del mettere al mondo e allevare i figli» 

Garantire il diritto a crescere in famiglia 

Di fronte a questa scelta del Parlamento italiano, sentiamo doveroso esprimere un augurio, segnalare una preoccupazione e porre una richiesta. L’augurio è che questo lavoro si traduca in una effettiva occasione di rilancio dell’impegno delle istituzioni a far avanzare il livello della tutela del diritto dei bambini a crescere in famiglia. Troppe volte in Italia i principi e i diritti vengono ottimamente sanciti ma solo parzialmente attuati. Ben venga quindi questa più intensa attenzione da parte del Parlamento italiano. 

No alla “caccia alle streghe” 

La preoccupazione è che l’approccio possa tradursi in una sorta di “caccia alle streghe”. Vi sono vari segnali che fanno temere una deriva di questo tipo. Non solo il recente riproporsi della “solita” valanga di fango alimentata dall’approccio scandalistico di alcuni media ma anche l’assenza, tra i compiti della Commissione, di inviti espliciti all’individuazione e alla rimozione delle cause remote e generali che rendono il nostro sistema di welfare gravemente depotenziato. 

Numerosi studi e ricerche dimostrano l’assoluta debolezza e insufficienza degli investimenti e delle politiche italiane di sostegno minorile e familiare. Condividiamo pienamente l’esigenza di controllare da vicino l’adeguatezza organizzativa e operativa dei singoli attori in gioco e di sanzionare le eventuali falle. Non possiamo però non segnalare che il primo problema è la carenza degli organici e delle risorse messe in campo. 

Il lavoro dei giudici, dei servizi sociali, delle comunità residenziali e del volontariato – che, diciamolo, rappresentano una delle parti migliori del nostro Paese – è spesso assai arduo, se non impossibile. Basti pensare alla grave insufficienza del numero degli Assistenti Sociali – in alcune zone d’Italia sottodimensionati anche di dieci volte rispetto a quanto occorrerebbe – che di fatto impedisce la realizzazione di percorsi adeguatamente pensati e accompagnati, di interventi tempestivi e preventivi, etc. 

È paradossale che oggi in pochi, a livello mediatico e politico, si interroghino sui “mancati interventi” dei servizi, in situazioni a volte anche molto gravi. La preoccupazione, insomma, è che ci si concentri solo sulla condivisibile persecuzione delle eventuali cellule malate, dimenticando di alimentare e sostenere la vitalità dell’intero organismo. 

Primo: sostenere le famiglie 

La richiesta è che la Commissione non perda di vista che la prima scommessa è “aiutare le famiglie a funzionare”. La principale prevenzione degli allontanamenti si fa sostenendo i genitori nella sempre più difficile avventura del mettere al mondo e allevare i figli. E, sia chiaro, non è solo questione di sostegni economici. C’è in ballo una epocale sfida educativa, nella quale milioni di madri e padri italiani si trovano da soli ad accompagnare i propri figli nel complesso compito di farne cittadini onesti, consapevoli, solidali. Chi, ad esempio, oggi accompagna i genitori nel gestire le criticità, spesso dirompenti, dell’adolescenza dei figli? Chi li supporta nella trasmissione dei valori? 

La sanitarizzazione e la desertificazione dei consultori familiari, lo scollamento diffuso tra famiglia e scuola, l’insufficienza delle politiche di conciliazione tra i tempi del lavoro e quelli della vita familiare, la carenza degli investimenti a sostegno delle realtà associative impegnate sul fronte educativo e familiare, la mancanza di un lavoro adeguato che favorisca e sostenga l’alleanza tra le generazioni… sono tutti segnali di un Sistema-Paese che, pur basandosi di fatto sulle energie delle famiglie come principale ammortizzatore sociale (è in famiglia che i figli restano fino a quando non trovano lavoro, sono le famiglie che si fanno carico dei figli con disabilità e dei genitori anziani, etc.), investe molto meno degli altri Paesi Europei nel sostenerne e valorizzarne il ruolo e il benessere.


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