Obbligo di “famiglia residente” per le Comunità che accolgono neonati

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Obbligo di “famiglia residente” per le Comunità che accolgono neonati

Proposta al Ministro Bonetti: l’intervento di Marco Giordano al Convegno del 18 giugno 2021 “Famiglia e minori. Riflessioni e proposte per un nuovo Welfare sociale”

Una buona prassi: la Campania come fonte d’ispirazione 

Il 18 Giugno 2021 ho preso parte al Convegno “Famiglia e minori. Riflessioni e proposte per un nuovo Welfare Sociale”. Il mio intervento, a nome della Federazione no profit “Progetto Famiglia”1, ha posto all’attenzione della Ministra Elena Bonetti2 una buona prassi Campana, che potrebbe essere rafforzata e facilmente diffusa a livello nazionale.

Si tratta di una prassi, obbligatoria in Campania ma non nelle altre Regioni, relativa all’organizzazione del sistema di accoglienza residenziale di quei piccoli bambini che, per gravi circostanze, vengono temporaneamente allontanati dalla loro famiglia. Infatti, nonostante gli aiuti, spesso capita che i genitori versino in situazioni così gravi da rendere necessario l’inserimento temporaneo di questi bambini in Affido familiare o in un Servizio residenziale.

La buona prassi Campana, dunque, prevede (e ha reso vincolante) l’inserimento dei bambini piccolissimi soltanto in una Famiglia Affidataria o in una “Casa Famiglia con Famiglia Residente”. Occorre precisare, tuttavia, che questo vincolo, fissato da vari anni con Regolamento Regionale, è rivolto limitatamente ai bambini dai 0 ai 3 anni.

«Un bimbo piccolo ha bisogno di care giver di riferimento stabili, che vivano con lui, di cui riconoscere la voce, l’odore, che ne comprendano il pianto e le esigenze… »

Efficacia ed efficienza: dalla crescita alle percentuali

Le Comunità d’accoglienza svolgono, senza dubbio, un servizio encomiabile e insostituibile. Al contempo, occorre affermare con chiarezza che un bimbo piccolo, che nella sua storia già presenta traumi e ferite importanti, non può trovare risposte adeguate nelle Comunità con operatori turnanti. Ha bisogno di care giver di riferimento stabili, che vivano con lui, di cui riconoscere la voce, l’odore, che ne comprendano il pianto e le esigenze.

Occorrerebbe stabilire, con una norma nazionale, che i bambini dai 0 ai 6 anni debbano essere inseriti in Comunità che assicurino la presenza residente di una famiglia. Quanto proposto, oltre a permettere una migliore tutela del benessere sociale di questi bambini, permetterà sia di favorire la riduzione della spesa pubblica, sia di ridurre i tempi di maturazione (non brevi) dell’affido.

Dati regionali e alcune stime nazionali evidenziano, inoltre, che l’inserimento di un bambino in una Casa Famiglia costa, in termine di retta pro-capite e pro-die, circa il 20% in meno dell’inserimento in Comunità con operatori turnanti. Questo significa che, estendendo questa modalità a tutti i 1.534 bambini dai 0 ai 6 anni, che a livello nazionale sono inseriti nei servizi residenziali (pari all’11,9% dei 12.892 minori totali), vi sarebbe un risparmio immediato di circa 10 milioni di euro per le casse dei Comuni italiani.

Da proposta a Legge, l’obiettivo per il futuro

Questa proposta è stata ufficialmente lanciata dal Forum Nazionale delle Associazioni Familiari presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati sulla riforma della Legge 184/83.

Si tratta di un’indicazione che vede l’unanime accordo sia della Comunità Scientifica che degli Operatori dei Servizi, e che da anni è suggerita sia dalle Linee Guida Onu sulle Alternative Care, che dalle Linee di indirizzo Nazionali in materia di Accoglienza Residenziale dei minorenni, approvate nel 2017 dalla Conferenza Unificata (Stato, Regioni e Autonomie Locali). Nonostante ciò, non è oggi recepita da una norma che la renda obbligatoria a livello nazionale.

 

NOTE:

1 Rete nazionale di volontariato familiare e membro di quel Forum nazionale delle Associazioni Familiari con il quale la Ministra Bonetti ha già feconde collaborazioni;

2 Ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità

 


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