I centri anti-violenza e l’azione rieducativa in una società sempre più conflittuale (Parte II)

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I centri anti-violenza e l’azione rieducativa in una società sempre più conflittuale (Parte II)

Trasversalità. Assistenti sociali e violenza di genere. Uomini violenti: trattamento rieducativo, programmi di tutela.

Limiti e peculiarità di un centro antiviolenza

Nel 2016 vennero istituiti i centri anti-violenza presso gli ambiti territoriali. Inizialmente i finanziamenti erano garantiti dalle regioni, successivamente però, i fondi sono cessati e questo ha portato la chiusura di diversi centri che non hanno più potuto garantire il loro servizio. Si deduce che il sostegno economico è la prima garanzia utile ad assicurare una stabilità finanziaria.

«Aspetto fondamentale è il rapporto di fiducia tra l’assistente sociale e la donna vittima di violenza»

Alcuni degli aspetti positivi evidenziati dal Centro anti-violenza sono il lavoro di équipe e il lavoro di rete. Il primo prevede la presenza di diverse figure professionali, complementari, che si confrontano per migliorare il servizio di assistenza. Ogni figura professionale può dare il proprio contributo per arrestare il fenomeno della violenza di genere. Contestualmente, il lavoro di rete non è altro che la sinergia operativa tra il centro ed enti pubblici e privati territoriali, anche in questo caso per migliorare il servizio di assistenza nei confronti della donna. La trasversalità, nel confronto e nella collaborazione, permetterà di poter intervenire in maniera corretta nelle diverse situazioni.

Gli assistenti sociali e la violenza di genere.

L’assistente sociale all’interno del Centro anti-violenza svolge un ruolo molto importante: presa in carico della donna, raccolta di bisogni e confronto con la Coordinatrice, per l’attivazione di pratiche d’aiuto (giudiziarie, lavorative, psicologiche).

Altro aspetto fondamentale è il rapporto di fiducia tra l’assistente sociale e la donna vittima di violenza: se esso si instaura, permetterà alla donna di aprirsi e raccontare con meno difficoltà la propria storia e l’assistente sociale potrà agire prontamente per aiutarla.

Volendo volgere lo sguardo ad una realtà concreta, vi riporto quanto emerso dell’intervista fatta a Caterina Sasso, coordinatrice del centro anti-violenza “Alice e il Bianconiglio”, in merito al suo vissuto emotivo. La Dott.ssa ha raccontato della sua naturale attitudine, fin da giovanissima, ad occuparsi delle problematiche dei più deboli, nelle diverse attività di volontariato e di impegno nel gruppo pastorale dei giovani, che la vedevano coinvolta. Questo le ha permesso di sviluppare una forte empatia, e le meno essenziale nella relazione d’aiuto con le donne che accoglie ed assiste.

I programmi diretti a uomini violenti.

La nascita di centri che accolgono uomini violenti è stato un grande passo per sensibilizzare e responsabilizzare, a livello sociale, individuale e culturale, la collettività su un fenomeno che sta invadendo le nostre vite.

I programmi diretti agli uomini violenti attuano un cambiamento di prospettiva: riduzione e prevenzione del fenomeno, responsabilità dei comportamenti violenti e mutamento.

I contenuti del programma variano a seconda dell’approccio adottato. Generalmente si tende ad affrontare il problema analizzando il perché dell’uso della violenza, dell’esercizio di potere e del controllo che l’uomo assume all’interno della coppia. Il fine è l’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé stesso.

I programmi hanno l'obiettivo di tutelare la donna e i bambini. L’uomo viene invitato a non utilizzare violenza durante la partecipazione agli incontri e a raccontare quanto accade, affinché nulla resti riservato. La partecipazione dell’uomo a programmi rieducativi può essere volontaria o su richiesta del giudice se è stata riconosciuta la presenza di atti colpevoli e abusanti.

Il centro “Time Out” ha attuato un trattamento rieducativo verso l’uomo violento completamente nuovo. Esso prevede tre fasi:

  • esplicitare la violenza attuata;
  • assumersi la responsabilità,
  • mettersi nei panni dell’abusato, attraverso un percorso.

Se sei interessato a raccontare la tua esperienza o le tue riflessioni di assistente sociale siamo lieti di pubblicare un tuo articolo sul nostro blog. Per maggiori informazioni contatta la dott.ssa Serena Vitale (redazioneblog@progettofamiglia.org)
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