Bullismo: le varie forme e gli interventi per combatterlo - PARTE I

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Bullismo: le varie forme e gli interventi per combatterlo - PARTE I

Bullismo indiretto, diretto, cyberbullismo, bullismo psicologico. Distruggere e sminuire. Colpevolizzazione e silenzio della vittima.

Evento occasionale o sistematico?

Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sopruso intenzionali ripetute nel tempo, messe in atto da un “bullo” nei confronti di una “vittima”, ovvero di un altro bambino o di un adolescente che non è in grado di difendersi. Non bisogna però, confondere il bullismo con i normali litigi che possono verificarsi tra coetanei o con gli scherzi che vengono fatti senza intenzione di ferire l’altro, perché questi hanno la caratteristica della “occasionalità”. Un bambino o un adolescente, quindi, è considerato vittima di bullismo se viene sottoposto ad azioni offensive in modo ripetuto, sistematico e intenzionale, da parte di uno o più compagni e si ritrova quindi ad aver paura di denunciare gli atti di bullismo subito

«Una delle caratteristiche del bullismo psicologico è che nella maggioranza dei casi viene vissuto come “colpa” dalla vittima»

Quali forme può assumere?

Negli ultimi anni sono state individuate e analizzate varie forme di bullismo:

· bullismo indiretto: quando la vittima viene danneggiata nelle sue relazioni soprattutto con la divulgazione di calunnie e/o dicerie, si trova ad essere esclusa e isolata dal gruppo classe ad esempio;

· bullismo diretto: riguarda attacchi fisici o verbali diretti nei confronti della vittima;

· cyberbullismo o bullismo “telematico”: le azioni di bullismo si diffondono attraverso la Rete internet e quindi lo smartphone e, grazie alla enorme capacità dei Social network, delle chat, delle App di messaggistica, è possibile diffondere a una incredibile velocità, pettegolezzi, immagini o video imbarazzanti della vittima. Tutto questo, contrariamente a quello che si pensa, ha delle gravissime conseguenze sulla vita reale.

Il bullismo psicologico

Quando si parla di “bullismo psicologico” intendiamo una forma di bullismo che non si manifesta con le classiche azioni fisiche o verbali, ma che, con la diffusione (ad esempio) di dicerie e/ o calunnie, porta la vittima di bullismo ad essere escluso da un gruppo e all’isolamento inevitabile.

Gli studi degli ultimi cinque anni, soprattutto relativi alla popolazione scolastica in molti Paesi industrializzati, hanno messo in luce come le forme più “sottili e psicologiche” di violenza si manifestano in modo subdolo soprattutto tra le ragazze, andando ad attaccare la rete sociale delle vittime ma in una modalità più difficile da intercettare per genitori e insegnanti.

Come si manifesta?

Il fenomeno si manifesta solitamente (almeno nella fase iniziale) tramite determinati comportamenti da parte del bullo (offese sia pubbliche che private, diffusione di pettegolezzi, calunnie, ecc.…) con l’intenzione di distruggere l’immagine della vittima e, quindi, andando a toccare la sua “immagine e reputazione”, sia reale che online!

La vittima viene progressivamente sminuita, sfinita e poi isolata: ad esempio non le viene più rivolta la parola, non viene invitata a partecipare agli eventi a cui partecipano normalmente gli altri, si stacca dagli amici (o li perde) e comincia ad aver paura di frequentare la scuola o gli altri luoghi condivisi.

Una delle caratteristiche  del bullismo psicologico è che nella maggioranza dei casi viene vissuto come “colpa” dalla vittima, che inizia ad avere una scarsa autostima, oppure un’opinione di sé come di “persona non degna”, con conseguente perdita di autostima e forte ansia.

La prima criticità per una vittima è quella di uscire dalla situazione di “silenzio” e parlare del proprio problema con genitori, adulti e insegnanti; rompere il muro psicologico e quella sorta di gabbia mentale (che sono stati psicologici più reali di quanto si possa pensare) certo non è facile, ma non impossibile. 


Se sei interessato a raccontare la tua esperienza o le tue riflessioni di assistente sociale siamo lieti di pubblicare un tuo articolo sul nostro blog. Per maggiori informazioni contatta la dott.ssa Serena Vitale (redazioneblog@progettofamiglia.org)
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